Domenica
08
Giugno 2025
Pentecoste – Anno C
Giovanni 14,16
Il Padre vi darà un altro
Paraclito.
san Medardo
san Fortunato

Ascolto

Atti 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

dal Salmo 103

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere. A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore.

Romani 8,8-17

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Giovanni 14,15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Medito

Stupore, preoccupazione e gioia: sono i sentimenti dei tanti alla festa di Pentecoste per la straordinaria e inspiegabile possibilità di comprendersi, pur essendo di lingue diverse. È la discesa dello Spirito del Padre e di Gesù, morto per il riscatto di ciascun uomo sulla terra nel corso dei secoli. Dio, Padre misericordioso, ci mostra, ancora una volta, il suo affetto per tutti, compreso il Cristo-Uomo, che chiama a sé dopo la morte terrena, risuscitandolo. Insieme, nel loro amore, sprigionano lo Spirito, dato a ciascun uomo per riempirlo di santità e renderlo capace di vivere non soggiogato dalle tendenze egoistiche, capace di riconoscere che la giustizia è lo scopo della nostra vita in Cristo Gesù.

E qui prende avvio la bontà che sappiamo diffondere intorno a noi e la capacità di vivere la nostra vita verso tutti nell’amore e nella gioia: è la fede della nostra Chiesa. Saperci amati da Dio in una confidenza che ce lo fa presente come «Abbà, Papà», e perciò capaci di amare come «fratelli tutti» gli uomini che ci è dato di incontrare: così possiamo accostare con dignità e accoglienza ciascun uomo e donna che la vita ci pone accanto e vivere la gioia profonda di sapere che Dio-Spirito Santo prende dimora in noi e annuncia, attraverso la nostra vita, che è Padre di tutti. Che straordinaria potenza ci è stata donata, e ci rende annunciatori della presenza del Dio della misericordia e della speranza, nonostante i nostri limiti e cadute.

Nella nostra preghiera del mattino, riconoscenti dell’offerta che il Signore ci fa di pregare lui e con lui, ci siamo abituati ad iniziare con l’invocazione del «Vieni, Santo Spirito». Ci piace, con il cardinal Martini, ripeterne il senso reso attuale nell’oggi: perché lo Spirito ci renda attenti ai bisogni di una Chiesa la cui fede va riscoperta in una rinnovata presenza nel mondo. «Vieni, Spirito Santo, perché senza di te Dio è lontano, il Vangelo appare una lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un puro esercizio del potere, la missione una propaganda, il culto un arcaismo, l’agire morale un agire da servi. Con te, invece, o Spirito Santo, il cosmo è mobilitato, il Risorto si fa presente, Dio è vicino, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa diventa comunione, l’autorità è un servizio gioioso e forte, la liturgia è memoriale vivente, l’agire umano etico e morale è un cammino costante e creativo di libertà».

Luisa Malesani e Paolo Benciolini